RICORDO DI JEAN BAUDRILLARD, 6.3.2007

E’ stata una lunga amicizia, durata trent’anni, quella che mi ha legato a Jean Baudrillard. Dalle vacanze passate insieme a Ronciglione vicino al Lago di Vico nel 1977 è stato un susseguirsi d’incontri, di discussioni anche vivaci (come nel 1989 in Spagna all’Escurial) fino al grande omaggio che il Zentrum für Kunst und Medientechnologie gli ha dedicato in occasione del suo settantacinquesimo compleanno, al quale anch’io ho partecipato con un fulltext sulle sue idee sull’arte. In questa ultima grande occasione d’incontro e di confronto pubblico, ci siamo trovati finalmente d’accordo. Nello stesso anno uscì in Francia un numero della prestigiosa rivista “L’Herne” interamente dedicato a lui. Il mio contributo consisteva in un confronto tra il suo pensiero e quello di Heidegger sulla morte. In Baudrillard mi ha sempre colpito un distacco di tipo stoico nei confronti dell’esistenza, una specie di scambio tra la vita e la morte che appartiene alla cultura barocca. A S. Maria del Popolo a Roma c’ è il monumento sepolcrale dell’architetto Giovan Battista Gislenus: esso reca in alto il ritratto del defunto e in basso un busto a grandezza naturale che rappresenta uno scheletro, con la scritta “Neque hic vivus, neque illic mortuus”, Questo mi sembra il migliore epitaffio per il mio amico.
Roma, 6 marzo 2007
Mario Perniola
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