DESTITUTION OF INTELLECTUALS,Roma,19/10/2007<br>

Università di Roma “Tor Vergata”
Facoltà di Lettere e Filosofia
Via Columbia 1, 00133 Roma
Edificio B, Primo Piano
Sala Riunioni del Dipartimento di Ricerche Filosofiche

Convegno internazionale
LA DESTITUZIONE POLITICA DEGLI INTELLETTUALI

« La République n’a pas besoin de savants… »
dalla requisitoria di Jean-Baptiste Coffinhal, vice presidente del tribunale rivoluzionario, contro il chimico Antoine-Laurent Lavoisier, condannato a morte e giustiziato l’8 maggio 1794.

Venerdì, 19 ottobre 2007, ore 15
La destituzione politica degli intellettuali e la letteratura
Mario Perniola, Presentazione del Convegno
William Marx, L’autodestituzione della letteratura
Raul Mordenti, L’altra critica
Iain Chambers, Il fardello della storia
Giuseppe Patella, Intellettuali e postmoderno
Interventi di Isabella Vincentini, Sarah Maclaren e altri

Sabato, 20 ottobre 2007, ore 10
La destituzione politica degli intellettuali e il populismo
Dieter Lesage, Dopo il populismo: il moltitudinismo?
Pier Paolo Poggio, ”I nemici del popolo” di leniniana memoria
Carsten Juhl, L’impersonale e l’impopolare come problemi di organizzazione estetica
René Capovin, ”... quel popolo che non ha bisogno di intellettuali”
Amalia Verzola, Teoria critica e vita quotidiana
Mario Perniola, Conclusioni
Interventi di Anna Camaiti Hostert e altri

Segreteria e organizzazione tecnica:
dott. Federico De Donato e dott. Amalia Verzola
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http://www.agalmaweb.org/

Da IL MANIFESTO, 19 Ottobre 2007
L`epoca degli intellettuali inutili
Oggi e domani filosofi e sociologi a confronto in un convegno all`università di Tor Vergata sulla destituzione politica delle figure dell`impegno
Quando nel 1794, condannato a morte dal tribunale rivoluzionario, Antoine Lavoisier chiese un rinvio dell`esecuzione per portare a termine un esperimento di chimica, si sentì rispondere dal vicepresidente del tribunale Jean-Baptiste Coffinhal con una frase divenuta poi celebre: «La République n`a pas besoin de savants...», «la repubblica non ha bisogno di intellettuali». Nessuna sorpresa allora che le parole di Coffinhal siano state poste in esergo al programma di un convegno internazionale sulla «destituzione politica degli intellettuali» che si tiene oggi e domani a Roma, all`università di Tor Vergata e a cui partecipano fra gli altri Dieter Lesage, William Marx, Carsten Juhl e Iain Chambers. Ad aprire i lavori della prima giornata sarà Mario Perniola che dell`incontro è stato l`ideatore e che da tempo sulla rivista «Agalma» ha avviato una serie di riflessioni sull`evolversi (o involversi) del ruolo dell`intellettuale, dedicando fra l`altro l`editoriale dell`ultimo numero all`eclisse della figura dell`outsider in una società come è quella dei consumi, dove l`acquisto di un bene culturale conta di più della sua fruizione. Intorno alla attuale deriva populistica che si nutre di un risentimento viscerale nei confronti degli intellettuali, anzi di una vera e propria rabbia nei confronti del mondo simbolico, Perniola articolerà invece il suo intervento di oggi, trattando un tema che verrà ripreso anche da Dieter Lesage dell`Erasmushoge School di Bruxelles. Secondo Lesage, infatti, il populismo imperante, nel momento in cui impone che le cose siano semplici e chiare, restaura tutte le opposizioni binarie, e finisce per individuare l`«alieno» proprio nell`intellettuale. Da parte sua William Marx, dell`Institut Universitaire de France, osserverà come la letteratura viva da un secolo sotto il regime dell`anacronismo, non sentendosi più in sintonia né con la società, alle cui aspettative non crede più di riuscire a rispondere, né con se stessa, e con le proprie aspirazioni. Decade dunque l`intellettuale «legislatore» ed emerge a suo posto quello che Corinne Maier in un recente pamphlet (Intellettualoidi di tutto il mondo unitevi (Bompiani 2007) ha definito appunto l`intellettualoide, pronto a dire la sua su tutto e tutti dalla poltrona di uno studio televisivo. Intimamente conformista, come ha sottolineato anche Frank Furedi in Che fine hanno fatto gli intellettuali? (Raffaello Cortina 2007), questo triste tuttologo è molto lontano dal rappresentare la voce consapevole e critica di cui la società ha oggi più che mai bisogno.
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