Guy Debord III

LA PRESA DIRETTA CON LA STORIA - Nel modo di essere di Debord c`è un ultimo aspetto che è forse più importante di tutti i precedenti: il rapporto con la storia. Infatti la presa di distanza dal mondo e l`estetica del conflitto fondano senza dubbio lo stile, ma non lo rendono ancora veramente grande. Essi infatti possono anche condurre ad un modello ascetico non privo di tratti fanatici: il monaco guerriero è una figura che presenta una forte dimensione estetica per il suo coraggio e per la presenza in lui di aspetti a prima vista contradditori, ma è difficile attribuirgli anche la grandezza. Ci vuole qualcosa di più: in Debord questo sovrappiù è costituito dal rapporto col processo storico, di cui egli si pone non solo come interprete, ma come elemento essenziale. L`I.S. si ritiene la coscienza critica del ritorno della rivoluzione sociale, che a partire dai primi anni Sessanta si manifesta in tutte le società industriali in forme inconsapevoli e immature, come la rivolta della gioventù, le sommosse razziali, le lotte del Terzo mondo. La rivoluzione sociale non è pensata come un ideale da realizzare ma, con le parole di Marx e di 11els, ”il movimento reale che abolisce lo stato di cose esistente”. Nel periodo in cui io sono stato in relazione con Debord, la smisurata ambizione di costituire il punto più avanzato del progresso umano, che fu già di Hegel e di Marx, trovò effettivamente alcuni punti d`appoggio. Per esempio, nella prima manifestazione europea della rivolta studentesca, che avvenne a Strasburgo nell`autunno del 1966, l`I.S. giocò un ruolo decisivo: recatomi sul luogo, ebbi modo di partecipare all`entusiasmo che deriva dal fatto di sentirsi effettivamente l`avanguardia di un movimento mondiale.
Ma è il Maggio francese che costituisce il punto più alto dell`esperienza situzionista: esso infatti, traendo occasione da una rivolta di studenti, superò di gran lunga l`ambito universitario, estendendosi al proletariato industriale e all`intera società francese. Nella lettera del 10 maggio 1968 (ore 14), in cui Debord mi descrive dettagliatamente i rapporti tra l`I.S. e il movimento studentesco e gli avvenimenti del 3 maggio, del 6 maggio e di quella mattina, invitandomi a prendere delle precauzioni nei confronti della polizia, egli afferma che ”un passo decisivo è stato fatto nella rivolta e nella coscienza”. E aggiunge: ”il momento del superamento dell`I.S. non è ancora venuto: ed è perciò che bisogna arrivare a superare lo stadio anteriore della nostra azione (se non ne fossimo capaci, noi saremo ”obiettivamente” dissolti perché l`allargamento della lotta esige che un gruppo del tipo dell`I.S. giunga ad una pratica corretta un po` più estesa)”. Nella lettera del 10 giugno 1968, egli scrive: ”Noi abbiamo avuto l`opportunità di essere al cuore di tutta la vicenda durante il periodo più interessante. Si continua per il momento, ma l`avvenire è incertissimo. Noi contiamo sullo choc che in molti paesi apre la via ad un ritorno internazionale della nuova critica rivoluzionaria. Qui già la teoria aveva preso le strade. Tutte le organizzazioni antiche hanno aspramente combattuto il movimento (...) Le persone della base - tra cui una quantità di operai - sono stati rimarchevoli quasi sempre. Il nostro gruppo era formato da 4 situazionisti + 2 Arrabbiati + circa 25 partigiani che si sono uniti nella battaglia (una metà ci era del tutto sconosciuta prima) (...) Dopo aver tenuto il ”Comitato di occupazione della Sorbona” durante i primi giorni (di cui uno fu decisivo) noi abbiamo formato quel ”Consiglio per il mantenimento delle occupazioni” che ha avuto molti contatti a Parigi e in provincia”.
Il Consiglio, formato da situazionisti, arrabbiati e simpatizzanti per un totale di circa una quarantina di persone, aveva funzionato come un`assemblea generale ininterotta, deliberante giorno e notte. Esso aveva distinto tre commissioni rispettivamente incaricate della compilazione e della stampa dei documenti, dei legami con le fabbriche occupate, delle forniture necessarie all`attività. Esso pubblicò il Rapporto sull`occupazione della Sorbona (19 maggio), in cui esponev le vicende che avevano causato il fallimento di quell`esperienza, la dichiarazione Per il potere dei Consigli Operai (22 maggio), in cui faceva presente l`eventualità di rimettere in marcia certi settori dell`economia sotto il controllo operaio e l`Appello a tutti i lavoratori (30 maggio) in cui sosteneva che al movimento in via di riflusso ”mancava solo la coscienza di ciò che aveva già fatto , per possedere realmente questa rivoluzione”. Con la restaurazione dello stato in giugno, il Consiglio si scioglieva rifiutando un`esistenza permanente.
Riparati a Bruxelles per timore di persecuzioni, dove li incontro nel luglio del 1968, i situazionisti scrivono il volume Arrabbiati e situazionisti nel movimento delle occupazioni (firmato da René Vienet) e l`articolo L`inizio di un`epoca (contenuto nel numero 12 della rivista), nei quali perfezionano il loro giudizio sul Maggio. A loro avviso, il movimento del Maggio fa essenzialmente proletario, non studentesco; esso si espresse traendo occasione da una rivolta di studenti, ma il suo sviluppo superò di gran lunga il contesto universitario: ”il movimento di maggio non fu una qualunque teoria politica che cercava i suoi esecutori operai: fu il proletariato che agendo cercava la sua coscienza teorica” (I.S., XII).
Il fatto che un piccolo gruppo di intellettuali marginalissimi, poveri e senza lavoro, guidati da un uomo che aveva ”in gran dispitto” il mondo intero, fosse stato l`unico in consonanza col più grande sciopero selvaggio della storia, diede a Debord un credito straordinario investendolo di un ruolo quasi profetico. Anche nei momenti di maggiore entusiasmo Debord conservò infatti nel maggio una straordinaria lucidità di giudizio storico. Il 15 maggio egli vede tre possibili sviluppi in ordine di probabilità decrescente: l`esaurimento spontaneo del movimento, la repressione e la rivoluzione sociale. Il 22 maggio ritiene che la soluzione più probabile della crisi sia la smobilitazione degli operai, patteggiata tra il gollismo e la C.G.T. sulla base di vantaggi economici. Nelle conversazioni avute nel luglio del `68 a Bruxelles io rimasi fortemente impressionato dal fatto che egli considerasse l`invasione russa come la soluzione più probabile della crisi cecoslovacca, cosa che puntualmente si verificò nel mese successivo destando un enorme stupore e scandalo soprattutto negli ambienti della sinistra.
Il suo silenzio sugli avvenimenti storici degli anni Settanta ed Ottanta fu interpretato da me come un giudizio negativo nei confronti di un`epoca che egli in effetti definirà come ”ripugnante” (1989, 4). Ma il suo ”grande stile” si manifesterà ancora una volta con un colpo da maestro: come La società dello spettacolo fu pubblicata l`anno prima del Sessantotto, così i Commentari alla società dello spettacolo (1988) che segnano il suo ritorno alla grande teoria politica, precedono di poco il crollo del muro di Berlino e la fine dell`Unione Sovietica. Così egli rinnova per gli anni successivi all`Ottantanove il suo ruolo di ”maestro occulto” della sovversione.
Due altre brevi considerazioni del Panegirico, entrambe contenute nelle ultime pagine, mi sembrano profetiche. La prima riguarda il disgusto generale in cui tutti siamo immersi, a causa della ridefinizione autoritaria dei piaceri, sia per quanto riguarda la loro priorità, sia per quanto riguarda la loro sostanza. La seconda è ancora più fine. Perciò la devo citare per intero: ”Si deve sapere che la servitù vuole ormai essere amata realmente per se stessa; e non più perché procurerebbe qualche vantaggio estrinseco. Poteva passare, prima, per una protezione; e ora non protegge più da nulla. Ora la servitù non cerca di giustificarsi pretendendo di aver conservato, in cosa alcuna, altro lusso che quello della pura gioia di conoscerla”. Essa mia sembra l`epigrafe sotto la quale stanno i tempi attuali.

Copyright©1999 Mario Perniola

BIBLIOGRAFIA

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