Cina e intellettuali

Testo pubblicato in ”Il Manifesto”, 15 febbraio 2007 col titolo ”Il ruolo dei funzionari-letterati nella trasmissione della conoscenza”

Negli anni precedenti la campagna lanciata da Mao contro l`intelligentsia del suo paese, nota col nome di ”rivoluzione culturale” (1966-76) un sinologo d`origine ungherese, Étienne Balazs (1905-63), che era stato vittima delle persecuzioni naziste, scrisse vari saggi e articoli sulla società e sull`economia cinese tradizionale pubblicati postumi in volume col titolo La burocrazia celeste (Milano, Il Saggiatore, 1971). Nonostante l`enorme accrescimento delle conoscenze sulla storia e sulla cultura cinese, che si è realizzato negli ultimi decenni, anche grazie alle scoperte archeologiche, alla traduzione in lingue occidentali di molti testi fondamentali dell`antica Cina e alla sottigliezza filologica ed ermeneutica delle indagini di tanti studiosi, l`opera di Balazs resta una lettura appassionante perché mette a fuoco in un modo che si rivela sorprendentemente attuale alcune questioni decisive, in Oriente non meno che in Occidente: il rapporto tra sapere e potere, il ruolo dello stato nella gestione dell`economia, l`interrogativo sulle origini del capitalismo e sul suo carattere globale.
Il senso generale dell`opera di Balazs è una rivalutazione del ruolo svolto dai funzionari-letterati (shi) lungo più di due millenni di storia, a partire dalla dinastia Han (206 a.C). Essi non costituirono né una classe, né una casta, ma una solida rete di amministratori gerarchizzati, muniti di un potere discrezionale conferito dal governo centrale, fondato sulla trasmissione della conoscenza: managers ante litteram, refrattari a qualsiasi specializzazione, conobbero il solo mestiere di governare, che esercitarono per lo più seguendo le idee di Confucio, il quale considerando la natura umana sempre perfettibile, attribuiva una grandissima importanza al sapere. Secondo Balazs, il sistema dei funzionari-letterati, nonostante gli aspetti negativi impliciti in ogni regime burocratico, costituì un`esperienza di valore incomparabile che fu la sola alternativa al caos, al trionfo dei particolarismi, al dilagare della violenza: la storia della Cina, dall`avvento della sua unificazione sotto il primo imperatore (221 a.C.) che segnò la fine dell`età feudale, fino al 1912, può essere vista come una lotta incessante con esiti alterni tra la cultura dei funzionari-letterati (wen 文) e il potere militare, che spesso si avvaleva degli eunuchi del gineceo imperiale per contrastare i letterati. A questi ultimi si deve lo stesso concetto di ”mutamento del mandato celeste” (geming 革命), che è servito a tradurre in cinese la nozione occidentale di rivoluzione e che ha consentito di fornire una legittimazione al travagliato succedersi delle dinastie (a differenza del Giappone che dalle origini ai giorni nostri ha conosciuto una sola dinastia). I letterati-funzionari tuttavia non costituivano una corporazione, perché i suoi membri erano costantemente minacciati nel loro status sociale, nei loro beni e nella loro stessa sopravvivenza: la rivoluzione culturale di Mao trova illustri precedenti nella distruzione dei libri del 213 a. C. , in molti moti anticonfuciani, nonché ovviamente nel movimento del 4 maggio 1919, il cui slogan fu: ”Abbasso la bottega di Confucio”.
Il secondo aspetto sorprendente dell`opera di Balazs consiste nel fatto che egli sposa la teoria sostenuta dai teorici del Comunismo dei Consigli secondo cui le economie del socialismo reale sarebbero in realtà di forme di capitalismo statale: tale tesi non lo porta tuttavia ad assumere una posizione di critica radicale nei confronti di tali regimi. Al contrario egli sottolinea in senso positivo la continuità tra il burocrate di partito moderno e la condizione del letterato-funzionario della Cina antica. Questa del resto gli sembra l`unica strada percorribile per mantenere unito questo enorme paese e per procedere alla sua industrializzazione. Inoltre ritiene che la strada seguita dalle economie occidentali dopo la crisi del 1929 non sia stato tanto dissimile da quella della Cina comunista.
Su un`ultima questione il libro di Balazs s`interroga ripetutamente: perché il capitalismo è nato in Occidente e non in Cina, che fino al Rinascimento godeva di una posizione tecnologicamente e scientificamente più avanzata? Le risposte a tale domanda sono molteplici. In primo luogo, le città cinesi erano soprattutto sedi amministrative e non baluardi della borghesia in ascesa. La proprietà immobiliare apparteneva allo stato e non alle famiglie. La burocrazia di stato godeva di un prestigio schiacciante ed esisteva una grande abbondanza di mano d`opera a buon mercato. Infine la stessa classe mercantile si rivelò piuttosto timida e orientata più verso la dissipazione dei capitali acquisiti che verso il loro impiego economico.
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