Autori ed editori 2

Mario Perniola,  Ciò che uno scrittore di saggi può insegnare ad un editore indipendente, ”Il Manifesto”, 5 dicembre 2008, Supplemento.

    La saggistica di produzione italiana, nonostante il moltiplicarsi di fiere, di festival e di manifestazioni, è attraversata da un profondo malessere. Un aspetto di questo disagio è la crescita della divergenza, sempre esistita, tra il punto di vista degli autori e quello degli editori.
    Mentre gli autori sono costretti, volenti o nolenti, a confrontarsi con un orizzonte che impone loro di diventare sempre più mondiali  a causa  della globalizzazione, dell`internalizzazione del sistema scientifico, dell`implosione dell`università e della perdita d`influenza del giornalismo culturale, la prospettiva degli editori si muove in direzione opposta verso una prospettiva  sempre più provinciale e nazionale, se non addirittura locale.    
    Le cause di queste dinamiche così divergenti sono molte e di diversa natura. La più ovvia dipende dalla dissoluzione delle culture nazionali e dall`imperialismo linguistico e culturale anglo-sassone. La nazione non costituisce più un`unità culturale compatta mentre le ideologie internazionalistiche che la attraversavano si sono indebolite ed appannate, insieme alla scomparsa dei sostegni finanziari che da queste derivavano.
    L`editore regredisce dallo statuto d`imprenditore a quella di tipografo, mentre l`autore decade dalla condizione di scrittore a quella di scrivente. Il risultato è una quantità enorme di libri che nessuno legge, scritti e stampati per ragioni che nulla hanno che fare col testo che cont11ono, il quale spesso è composto con diligenza compilatoria, ma senza originalità, disegno strategico e forza d`impatto. In altre parole, è come se autori ed editori fossero colpiti da una sindrome autistica che li rende ciechi rispetto alla complessità del campo delle produzioni simboliche all`interno del quale stanno.
     Com`è noto, questo campo è strutturato dall`interazione di differenti agenti: gli autori, gli editori, le istituzioni, il mercato, le professioni, i giornali, i mass media. Essi procedono secondo logiche assolutamente diverse e a loro volta sono attraversati al loro interno da relazioni di connivenza e di conflittualità. Questo quadro, che è già per se stesso molto complesso su scala nazionale, nel corso degli ultimi anni è stato dilatato enormemente al mondo intero da Internet, che ha introdotto nella sua dinamica centinaia di lingue e decine di milioni di nuovi agenti in massima parte non professionali, ma non di rado dotati di conoscenze altamente specialistiche e di capacità d`influenza puntuale ed efficace. A tale rivoluzione informatica di dimensioni gigantesche in continuo cambiamento ed espansione, i singoli agenti del campo culturale reagiscono chiudendosi in nicchie artigianali o parassitarie, se non addirittura terapeutiche delle loro personali frustrazioni o ancora peggio infiltrate da ambizioni legate al sottobosco politico o da interessi speculativi assolutamente non culturali, recando un danno incalcolabile alla presenza della cultura italiana nel mondo.
    La prima cosa da capire è che la rete dei valori simbolici è retta da una logica non essenzialistica, non contabile, ma connessionistica. Ciò vuol dire che il valore intriseco di un prodotto editoriale è legittimato non dalla valutazione dell`autore o di un solo agente (per esempio l`editore) o di una sola istituzione, e nemmeno dal numero di copie vendute, ma da un collettivo, per quanto ristretto, di lettori competenti appartenenti  possibilmente a diverse culture. La crisi del sistema universitario deriva proprio dal fatto che esso, perlomeno a partire dal Sessantotto, non è più in grado di fornire una legittimazione condivisa del valore dei suoi prodotti. Il tentativo americano di salvarlo sulla base dell`impact factor scientifico è  subordinato agli interessi commerciali delle riviste in massima parte americane, prescelte a tal fine. Il proliferare di tromboni e tromboncini universitari, editoriali, mediatici, istituzionali, politici deriva dal fatto che la valutazione è compiuta secondo logiche che appart11ono in modo esclusivo ad un unico microambiente e prescinde dal prendere in considerazione il campo ben più ampio dei valori simbolici, i quali devono essere condivisi dalla società nel suo complesso. In altre parole, l`autorevolezza della cultura nasce da una pluralità di criteri e di fonti di legittimazione.
     Non vi è dubbio che Internet porti a valutazioni aberranti e demenziali, se è a sua volta ritenuto cone unico indice di valutazione ed usato in modo acritico, passivo, consumistico e ricreativo. Tuttavia esso fornisce anche la possibilità di creare collettivi capaci di implementare il valore simbolico di un autore o di un`impresa editoriale, con ricadute commerciali. Una pagina web è una condizione necessaria, ma non sufficiente per raggiungere questo scopo. La questione fondamentale, specie per i piccoli editori, è questa: come fa l`utente a sapere della sua esistenza? Altrimenti la pagina web è simile ad una vetrina posta in una strada in cui non passa nessuno. Se l`editore non ha oltre ad un webmaster e ad un grafico, anche un social network manager dotato di una conoscenza specifica nel settore in cui opera, non riuscirà più ad essere un vero imprenditore.
    Sotto questo aspetto, l`autore ha un vantaggio rispetto all`editore  che continua a ragionare secondo un`ottica nazionale, perché può muoversi all`interno di Internet con molta maggiore agilità, motivazione e competenza, a patto che produca testi chiari che già nella loro composizione si rivolgono ad un pubblico mondiale: per esempio, non può dare per scontato che lo studente che conosce l`italiano in Giappone o in Perù, sappia anche chi è Luigi Pareyson, Carla Lonzi o Renato Curcio. L`autore di opere saggistiche deve tenere presente che il numero complessivo dei suoi lettori è probabilmente rimasto invariato rispetto al passato: mentre prima questi lettori si trovavano all`interno di una sola nazione, ora sono sparsi in tutto il mondo e non di rado promuovono traduzioni dei suoi testi nei paesi in cui vivono. I punti di vista  dell`editore e dell`autore quindi divergono profondamente: mentre il primo non ha alcun interesse a promuovere la traduzione delle opere saggistiche che stampa, perché a differenza del best seller narrativo, l`entità della cessione del copyright è in questo caso risibile, la globalizzazione rappresenta per l`autore una grande opportunità di implementazione del suo capitale simbolico, anche se egli non ottiene da ciò nessun profitto economico. Capita così che sempre più spesso uno studioso promettente preferisca far tradurre a proprie spese il suo lavoro in una delle tre lingue veicolari del sapere occidentale (l`inglese, il francese e il tedesco) e farlo stampare da un editore straniero, anzicché darlo ad uno pseudo-editore italiano che fa marcire le copie in qualche cantina e spesso non assolve nemmeno l`obbligo statuito per legge di inviarlo alle Biblioteche nazionali di Roma e di Firenze.
    Se l`autore riesce ad essere uno scrittore (non uno scrivente)  e a sottrarsi al condizionamento nazionale entrando in una prospettiva globale, la sua forza nei confronti dell`editore cresce considerevolmente, con rilevanti ricadute sul piano contrattuale. In tal caso può chiedere all`editore che il contratto abbia le seguenti caratteristiche: oltre ovviamente all`apposizione dei bollini Siae, una durata non superiore ai cinque anni, l`esclusione della cessione dei diritti accessori (in particolare quelli di traduzione in altre lingue) e  l`intestazione del copyright all`autore.  

 

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