ARTE, ANTI-ARTE, MUSEO

Articolo comparso in ”La Repubblica”, 22 maggio 2010, col titolo
Benvenuti nell`epoca dei feticci dove tutto si consuma in fretta    
    
    Nella presentazione della mostra Chefs-d`œuvre? del Centre Pompidou-Metz, la cosa più importante è il punto interrogativo. Esso manifesta in modo molto efficace la perplessità e l`imbarazzo provato dalla parte più colta del mondo dell`arte nei confronti dell`intero sistema contemporaneo della produzione, della valorizzazione e dell`esposizione delle opere d`arte. Fatto sta che la nozione di capolavoro è il risultato di varie stratificazioni storiche che è difficile a prima vista portare alla luce.
    La nozione di capolavoro appartiene alla organizzazione artigianale del lavoro. Risale al Medioevo e costituisce il punto di arrivo di un lungo apprendistato presso una bottega: facendo un capolavoro, il praticante  diventa a  sua volta maestro e membro a tutti gli effetti della corporazione. Nel periodo che va dal Seicento all`Ottocento, l`accademia prende il posto della corporazione.  L`idea fondamentale che sta alla base di questa svolta culturale dell`arte,  rappresenta un punto fermo per la nozione di capolavoro: l`artista diventa  portatore di un sapere, che eleva la sua condizione sociale ed economica. Questa concezione classica di capolavoro costituisce la base di ogni operare basato sulla competenza e resta tuttora il fondamento di ogni istruzione sistematica e di ogni saper fare. Per quanto fortemente compromessa e minata dallo spontaneismo vitalistico che da due secoli imperversa in Occidente, l`idea classica di capolavoro tuttora costituisce un criterio fondamentale di giudizio ed attinge una nuova linfa dalla rivalutazione dell`idea di canone.
    Il contrario del capolavoro é il ready-made,  che vuol dire ”già fatto”. L`inventore di questa parola fu Marcel Duchamp, il quale nel secondo decennio del Novecento presentò come opere d`arte oggetti non prodotti da lui, ma appartenenti alla vita comune, e del tutto privi di qualità estetiche. L`origine di tale nozione deve essere cercata nell`idea, già implicita nel Romanticismo, secondo cui l`essenziale dell`arte non sta nel fare un`opera, ma nel compiere un`azione: in tal modo l`artista si contrappone  sia all`artigiano che all`accademico  e  diventa una specie di operatore della comunicazione. Del resto, già secondo alcuni romantici tedeschi, l`artista avrebbe dovuto avere nei confronti della propria opera un atteggiamento ironico, essendovi una sproporzione tra l`infinità del soggetto creatore e il carattere limitato e contingente dell`opera. L`esito finale di questa tendenza è rappresentata dal movimento situazionista degli anni Sessanta del Novecento che rifiuta di fare opere d`arte e di partecipare in qualsiasi modo al  mondo artistico. Il ready-made, che viene dai situazionisti sostituito col détournement, appartiene non  alla storia della dell`arte, ma a quella della cosiddetta anti-arte.
    Il guaio è che tra il capolavoro classico e il ready-made si inserisce una terza nozione molto più torbida e ambigua: quella del capolavoro assoluto, che è stata studiata dagli storici dell`arte Walter Cahn e Hans Belting. Essa da un lato eredita la solennità e l`aura del capolavoro classico e la estende al ready-made, dall`altro attribuisce al primo un valore iperbolico separandolo dal contesto in cui è nato e prescindendo completamente dai condizionamenti sociali, economici e culturali cui è stato soggetto. Questo fenomeno è strettamente connesso con la trasformazione del museo, che da luogo di distinzione borghese si trasforma nell`ultimo ventennio del Novecento in promotore di eventi mediatici che richiamano grandi masse di pubblico.
    La nozione di arte subisce una profonda trasformazione: questa è ben difficilmente spiegabile da un punto di vista filosofico che si interroghi sulla sua essenza. Prevale un`ottica puramente empirica, secondo cui è arte tutto ciò che le istituzioni riconoscono come tale. Al vertice della piramide stanno i capolavori assoluti, che assumono il carattere di feticci, oggetto di un fanatismo che nulla ha che fare con l`apprezzamento e il godimento estetico. Tuttavia dietro questa trasformazione delle opere in beni di consumo turistico c`è anche un aspetto positivo: i prodotti artistici non sono tutti uguali. I capolavori assoluti non esistono, ma quelli relativi sì!

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